Voglio che ogni politica regionale (trasporti, sanità, scuola, cultura, sport, digitale) sia pensata, fin dall’inizio, per includere tutte le persone, con disabilità, LGBTQIA+, con background culturali diversi, con bisogni specifici. Questo significa un piano concreto con standard minimi, formazione del personale, strumenti accessibili, spazi sicuri e programmi dedicati. Non basta accogliere: serve costruire un Veneto in cui ogni persona abbia gli strumenti per poter partecipare pienamente.
Percorsi scolastici sessuo-affettivi basati su evidenze scientifiche e costruiti con esperti per promuovere prevenzione, relazioni sane, cultura del consenso e contrasto a violenza e discriminazioni. Un investimento che protegge i giovani e alleggerisce anche il carico sul sistema sanitario e sociale.
Un piano regionale per l’abbattimento delle barriere architettoniche (strade, uffici, scuole, ospedali e fermate del trasporto pubblico). Non un elenco di buone intenzioni: tempi certi, fondi dedicati e controlli reali.
Sostegno economico e servizi personalizzati per permettere alle persone di scegliere dove vivere, con chi vivere e come organizzare la propria autonomia. Vorrei più assistenza domiciliare, più flessibilità, meno burocrazia.
Agevolazioni per affitti e ristrutturazioni che rendano gli alloggi fruibili a tutte le persone.
Trasporto pubblico più failmente accessibile, stazioni attrezzate, prenotazioni semplici, percorsi chiari. Una provincia o una città non è inclusiva se non puoi attraversarla.
Tavoli permanenti con persone con disabilità, associazioni, famiglie, professionisti. Vorrei una regione che ascolta, recepisce e costruisce con chi sa e con chi vive certe problematiche ogni giorno.
Non assistenzialismo: opportunità vere dal lavoro alla vita quotidiana, costruite su misura.